D’Alema (o dell’importanza di portare i baffi)

Si potrebbe definire l’antica e nobile tattica politica, praticata con garbo e totale mancanza d’ironia da Massimo D’Alema, “governare per interposta persona”.
Il leader Maximo ha avuto il suo posto al sole. Ha tenuto il timone del governo per ben due volte (che poi era una, dall’ottobre del 1998 al marzo del 2000). Suo il volto sul quale è stato impresso con inchiostro indelebile il mantra che scalpitava nelle penne dell’italica stampa da un sessantennio: “Ecco il primo comunista al governo”.

“Addavenì baffetto”, lo sbertucciavano nelle sezioni della Federazione italiana dei giovani comunisti, giocando sul suo machiavellismo politico e sulla versione small del baffo di staliniana memoria. E baffetto venne, stette a Palazzo Chigi, ne respirò l’aria giusto il tempo per passare (nel bene e nel male) alla storia, e poi tornò a fare quel che aveva fatto per una vita.

Quella di D’Alema è la storia di un compromesso permanente. Non importa con chi, come, con cosa, perché. Basta che compromesso sia. Quando portava le calzette bianche sotto i bermuda (si fa per dire, ché D’Alema, nel suo vivere nel corpo di un eterno cinquantenne, ha segnato una linea di condotta eterna per i figicciotti) il compromesso da farsi era quello storico. Poi arrivò Berlusconi, sparì in malo modo il mentore Achille Occhetto, e l’accordo si dovette trovare con un professore romagnolo senza partito. “Non possiamo ancora mettere uno nostro a Palazzo Chigi, non ancora” diceva D’Alema ai suoi quando li spinse a votare Romano Prodi. Che durò il tempo di un Fanfani qualsiasi. Giubilato dalle spensierate truppe dell’amico (ma anche no) Fausto Bertinotti e dalle ambizioni di Max. Che si accorse che, per reggere la barra del comando, a volte occorre prendere decisioni scomode.

Continua su Notapolitica.

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2 commenti on “D’Alema (o dell’importanza di portare i baffi)”

  1. Alessandro Marchetti scrive:

    Sei il solito complottardo prevenuto. Guarda che d’Alema è intelligente. Guarda che bei baffi che ha..


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