Il Finian prodigo

Non bastavano i continui dissidi interni. Sono arrivati anche i freddi numeri ad alimentare i malumori all’interno di Futuro e Libertà. Ieri mattina la trasmissione di RaiTre Agorà inchiodava il partito di Gianfranco Fini sotto la soglia del 3%. Un misero 2,9% per le truppe futuriste, che, numeri alla mano, vedono complicarsi e di molto le probabilità che hanno di rientrare in Parlamento. Anche per questo si fanno sempre più insistenti le voci di chi vorrebbe abbandonare il già malconcio asse con l’Udc per tornare a guardare in direzione del Pdl. Ma gli anatemi lanciati in questi due anni contro le truppe berlusconiane impediscono ai futuristi di lanciarsi in dichiarazioni d’amore. Ma la strada di un ritorno a destra è ormai quella che sta battendo la pattuglia dei falchi del partito. “Un accordo elettorale con questo Pdl non avrebbe senso» è il cauto pensiero di Italo Bocchino. Che però esserva che «se il PDL prendesse le distanze dal modello verticistico che finora ne ha condizionato le scelte, per quanto riguarda una serie di questioni, in futuro sarebbe anzi auspicabile». Qualcosa più di un’apertura da parte di quello che nel recente passato è stato uno dei più duri critici degli azzurri. Che comunque invita alla cautela: «Al momento non ci sono le condizioni, servirebbe una rivoluzione vera nel Pdl».

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