Del perché il Pdl sul presidenzialismo sta bluffando

“Non ci sono le condizioni per il presidenzialismo”. Così Bersani boccia recisamente la proposta lanciata ieri in pompa magna da Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Una riforma della Costituzione in senso presidenziale, con un’elezione a doppio turno alla quale si arrivi attraverso le primarie. “Come in Francia – ha spiegato il segretario del Pdl – Dove, nonostante il voto di protesta, la governabilità è assicurata dal modello istituzionale”. Il paragone, fin troppo facile, è con la disastrata Grecia e il suo modello proporzional-parlamentare, che costringerà gli ellenici, al voto non più tardi di due settimane fa, a tornare alle urne a metà giugno.

È questa buona parte della “più grande novità della politica italiana” annunciata dal segretario del Pdl prima delle amministrative. Una proposta coraggiosa e interessante. Se fosse sincera.

I vertici del Pdl sanno che, con l’attuale Parlamento, gli spazi per incamminarsi in direzione del presidenzialismo non ci sono. La proposta di legge Calderisi, che prefigura una riforma di questo tipo, è ferma in un cassetto di Montecitorio da oltre un anno. Osteggiata non solo dal Partito democratico, ma anche da una larga fetta di esponenti pidiellini.

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