Del perché il Pdl non è il più grande partito che sostiene Monti

«Non si può fare nulla senza di noi, siamo gli azionisti di maggioranza del governo». Un argomento spesso usato dal Pdl per tentare di indirizzare le scelte dell’esecutivo. Dopotutto la scelta filo-montista di Angelino Alfano è stata chiara sin da subito.

Così come il segretario azzurro è esplicito nel rivendicare il ruolo del proprio partito: è quello che esprime la più ampia base parlamentare su cui può contare il governo. Anche a Montecitorio, dove, nonostante le tribolazioni dell’ultimo periodo berlusconiano, il Pdl non è mai andato numericamente sotto i propri avversari. Pallottoliere alla mano ci si accorge che gli esiti delle ultime votazioni disegnano uno scenario diverso. Il 13 marzo è di scena in aula il voto finale sul decreto Semplificazioni,  approvato a larghissima maggioranza (442 favorevoli contro soli 52 contrari). Sonni tranquilli per l’esecutivo, dunque. Ma scomponendo il pacchetto dei favorevoli, si nota che il sostegno più consistente arriva dalle fila del Pd, con le sue 180 palette verdi concesse a Monti&co, a fronte di soli 25 tra deputati assenti e in missione. Il Pdl si ferma a 156.

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