“Basta al partito dei nominati”, dice Gelmini

Mariastella Gelmini è stata nominata la settimana scorsa dal segretario del Pdl Angelino Alfano “Responsabile della task force per le amministrative”. Un ruolo che l’ex ministro dell’Istruzione ha preso molto sul serio. La tornata di voto primaverile potrebbe rimescolare le carte nel risiko dei partiti. Al punto che in molti, tra i dirigenti del Popolo della libertà, prefigurano sin da ora la possibilità di un nuovo contenitore che racchiuda tutte le forze che si riconoscono nel Partito popolare europeo. “Ma adesso pensiamo a rafforzare il nostro partito” è il parere di Gelmini. Che ricorda che il progetto di un Ppe all’italiana è quel che Berlusconi auspica da tempo: “Dopo le amministrative si vedrà. C’è sicuramente la possibilità di concorrere con l’Udc per creare un grande soggetto insieme”.

Fermandosi al voto di primavera, è ancora in discussione l’utilizzo o meno del simbolo del partito?
No. Il Pdl, al di là del disfattismo, frutto di ricostruzioni giornalistiche più che della situazione reale, raccoglie la sfida di presentarsi alle prossime elezioni amministrative presentando il simbolo. Perché ormai siamo un partito radicato sul territorio, che sta affrontando una stagione congressuale importante che ci porterà ad avere finalmente a tutti i livelli dirigenti eletti dalla base e non nominati. Non avrebbe avuto senso interrompere questo percorso di rafforzamento del partito.

E le liste civiche di cui si sta parlando?
Berlusconi ha invitato ad una nuova stagione di impegno civile, tentando di avvicinare alla politica anche quei cittadini che non hanno la tessera di partito in tasca, ma che in concomitanza con l’elezione del sindaco del proprio comune vogliono dare un contributo, essere protagonisti.

In concreto?
Siamo pronti a candidare nostri sindaci, ma anche a raccogliere dalla società civile il contributo di chi ci sta. Un po’ come è accaduto nel ’94.

Attraverso liste civiche da voi promosse?
Anche attraverso le alleanze con soggetti non politici. Penso ad esempio all’associazionismo cattolico, o al mondo del volontariato. Ai gruppi locali in grado di presentare una lista che si impegni per il loro comune, candidando un sindaco. Il Pdl potrebbe anche appoggiare queste candidature.

Continua su Notapolitica.



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