Harry posa la bacchetta e il mondo diventa improvvisamente adulto

Mentre la cartellonistica pubblicitaria pompa enfatica sulla saga del decennio che giunge al termine anche sul grande schermo, la mamma dice che il monello potrebbe tornare a fare danni, o, meglio, a ripararli, in giro. Joanne Rowling, J.K. per gli amici, ha riacceso le speranze per i milioni di fans che hanno pianto lacrime amare, e siamo fuor di metafora, nel dover leggere le ultime righe di una delle saghe che più hanno saputo intercettare tra il favore del pubblico di ogni età. Un fenomeno che rischia di ripetersi: la seconda parte de I doni della morte, uscita da qualche giorno al cinema, è l’ultimo dei film ispirati alle avventure del mago più celebre del nuovo millennio.

Harry Potter, dopo 143 minuti cosparsi di phatos e di tensione, poserà per sempre la bacchetta magica anche sul grande schermo. Proprio come annunciano i giganteschi manifesti con i quali ha invaso le città di mezzo mondo. A meno che la Rowling non ci ripensi: «È il mio bambino, e se voglio tornare a farlo giocare là fuori, lo farò», ha ammiccato sorniona al pubblico in delirio per la premiere di Trafalgar Square, un evento nell’evento, durante il quale anche la bella Hermione, alias Emma Watson, non è riuscita a trattenere un pianto straziante.

Nulla di serio, per ora, visto che l’autrice ha anche aggiunto di non avere piani immediati per far tornare in azione Harry, ma comunque un piccolo barlume di speranza per gli irriducibili ha di che alimentarsi per un po’ E dire che l’abbandono, nel caso della trasposizione cinematografica, era stato più dolce. Sono stati ben otto le pellicole che si sono alternate negli anni, a fronte di “soli” sette romanzi. L’ultimo capitolo della saga è stato scisso in due. Principalmente per questioni di botteghino, anche se David Heyman, tra i responsabili della produzione, ha fatto appello alle esigenze creative: «Impossibile condensare in un unico film tutti gli avvenimenti dell’ultimo volume – ha spiegato Hayman – servivano due pellicole per tenere fede alla storia».

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