Cosa dice la riforma dell’università

Il Post, attraverso il Corriere, sintetizza in 6 punti la riforma Gelmini dell’università:

1 – il rettore non potrà restare in carica per più di due mandati. Il che significa che potrà restare in carica per un massimo di otto anni.
2 – I professori dovranno andare in pensione prima. La riforma abbassa il tetto massimo da 72 a 70 anni per i professori ordinari e a 68 anni per quelli associati. Cambierebbero anche i meccanismi di accesso alla docenza accademica: prima di ottenere un incarico d’insegnamento sarà necessario ottenere un’abilitazione scientifica nazionale, di durata quadriennale.
3 – La proposta di legge prevede che i ricercatori entrino solo con contratti a tempo determinato (4-5 anni), seguiti da contratti triennali. Al termine di questi contratti dovranno superare un esame di idoneità per avere la conferma a tempo indeterminato come professori associati.
4 – Le università che non saranno in regola con i conti verranno commissariate e a chi dimostrerà di non essere in grado di gestire le risorse saranno tagliati parte dei fondi.
5 – Ogni ateneo potrà avere al massimo dodici facoltà.
6 – La riforma creerebbe un fondo speciale «finalizzato a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti».

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4 commenti on “Cosa dice la riforma dell’università”

  1. andrea scrive:

    Beh..ragazzi!!! io dico solo che nella mia facoltà nell’arco degli ultimi anni si sono formati tanti di quei piccoli corsi specialistici dove il numero di ragazzi spesso non arriva neanche a 10. Questo perchè ( da come mi è stato detto…) ogni professore voleva un suo corso personalizzato ( del tipo : perchè lui SI ed io NO?? ) ed ogni corso a sua volta prende fondi !!!! senza contare gli enormi sprechi a cui le facoltà son abituate e che solo qualcuna ha imparato ad economizzare……..
    Per la ricerca son d’accordo con Giulia, ma è anche vero che basterebbe togliere qualche corso superfluo e ridurre qualche spedizione inutile di qualche BARONE , per recuperare il denaro..!!! Io sono rimasto stupefatto quando ho saputo di un professore che è andato in Nuova Zelanda per studiare le abitudini di 1 insetto per il solo scopo di studio!!!! In un momento come questo spendere 100.000€ ( da informazioni raccolte ma non confermate, spero!!! ) per sapere cosa fa 1 insetto o vermetto che sia x il solo scopo di SAPERE…….è un vero spreco!!!!!!!
    IO , però non capiscopoi, del perchè ci lamentiamo sempre del fatto che la ricerca in Italia deve essere libera dalla privatizzazione e poi invece andiamo all’estero o peggio in America (dove il Ns stipendio passerebbe da 800€ a 2500$ min…) dove invece è totalmente privatizzata……..Allora io mi chiedo: non sarebbe meglio privatizzarla anche al 50% in modo da avere fondi sufficienti e libertà di ricerca??? D’altronde secondo alcune fonti, l’80% delle ricerche in Italia e non solo, hanno sbocchi commerciali ed industriali e sono proprio le facoltà che ne traggono vantaggio ed onori !!!
    Cmq, sto cercando informazioni + dettagliate su questa riforma, anche perchè non ho trovato nessuno ( neanche da parte di chi protesta) che sà in fondo cosa dice!!! Pur nn essendo politicamente di DX mi ha meravigliato il fatto neanche gli stessi politici di SX sanno realmente cosa dice…..( dal programma di PORTA A PORTA di qualche gg fà) , si sono solo soffermati su 2 punti e su questi hanno izzato noi studenti….!!!! però ricordiamoci che il baronato di questi ultimi anni si deve al loro operato!!!

  2. terry scrive:

    beh, e scusatemi che male ci sarebbe in tutto ciò, io non capisco.
    parliamo di meritocrazia per atenei, studenti e professori, e di ottimizzazione dei fondi, dell’offerta formativa e della didattica: tutto quello che una università dovrebbe dare a prescindere. il problema è che si getta sempre tutto sul piano politico, e quindi quelle poche iniziative lodevoli che il governo approva finiscono nel calderone delle critiche per amore di contestazione fine a se stessa, null’altro.

    io sono una studentessa universitaria e approvo la riforma gelmini!

    • Giulia scrive:

      Che c’è di male???? Spero tu non ti sia informata bene, perché se sei veramente convinta che in questa riforma si attui una ottimizzazione dei fondi, sei molto fuori strada. Tu ne sai qualcosa di ricerca universitaria? Hai mai partecipato a concorsi per borse di studio? Hai parlato col preside della tua facoltà, coi tuoi professori e i ricercatori? Da come parli sembra di no, ma potrei sbagliarmi…
      Sono previsti tagli indiscriminati.
      Io studentessa di scienze, già sono costretta a fare una laurea a metà, senza le ore di laboratorio previste, perché mancono i soldi per cambiare le lampadine al microscopio, per comprare i vetrini, per riparare le apparecchiature. Ottimizzazione sarebbe talgiare dove ci sono sprechi, non dove si sta già colle pezze al c…

      La professione di ricercatore scompare! Non so che facoltà frequenti, ma a scienze MFN la ricerca è essenziale e un professore ordinario o associato non la svolge a tempo pieno, dato che deve tenere i corsi (e in molti casi i corsi li tengono i ricercatori, non potendo così svolgere a pieno il loro vero lavoro, la ricerca). La figura del ricercatore è diversa da quella del professore, non tutti aspirano a fare didattica.

      Hai sentito parlare del blocco del turnover? I professori andranno in pensione prima, ma ogni 5 pensionati se ne assumerà uno, forse, se ci sono abbastanza fondi.

      I fondi per promuovere l’eccelenza ci sono anche oggi, ma anno dopo anno diminuiscono i finanziamenti, così che molti studenti, pur rientrando nei criteri di assegnamento della borsa, non ricevono la sovvenzione perché mancano i soldi.

      Ti sembra ancora una riforma a favore dello sviluppo dell’istruzione universitaria?

      • Carlo scrive:

        Giulia ma il problema è la riforma o sono i tagli?
        Per me, con ciò che si ha a disposizione, la riforma la ritengo meglio di niente e sarà sempre modificabile in un futuro con più risorse. Se fondi li desse alle facoltà che non riescono a tirare avanti, tra 4 anni tutte le facoltà farebbero fatica.
        Se ci sono atenei in crisi (sempre secondo me) è colpa di chi gli ha amministrati e non è riuscito a gestire i fondi ed è a loro che bisogna rivolgersi.
        Per quanto mi dispiace tantissimo che ci si trovi in questa situazione.
        Poi sta cosa dei turnover, so che ne hanno aumentato la percentuale dal 20% al 50%, però non ho capito cosa sia e a cosa serva. ti sarei grato se riesci a spiegarmelo.
        grazie ciao


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