Il grande ciao

È morto ieri Peter Hopkirk, scrittore che, come pochi altri, ha dedicato la vita a raccontare come quello che è successo ieri c’entri con quello che succede oggi.

“Frattanto, approfittando delle angustie e della debolezza militare della Russia, i vicini europei – i principati tedeschi, la Lituania, la Polonia, la Svezia – cominciarono a impossessarsi del suo territorio. […] Così nei russi, schiacciati tra i nemici europei a ovest e i mongoli a est, si sviluppò quel timore paranoide dell’invasione e dell’accerchiamento che non ha più cessato di condizionarne le relazioni internazionali”.

Da “Il grande gioco“, Adelphi

Sblocca Italia for dummies

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C’è il gelato ma manca la ciccia

Il botto del big bang del rientro post ferie promesso da Renzi è suonato attutito. Rimandata la riforma della scuola, inseriti in disegni di legge (ampiamente modificabili in Parlamento e privi di tempi certi per l’approvazione) molti dei provvedimenti sulla giustizia (sulla quale ha dovuto cedere ad Angelino Alfano in materia di intercettazioni), anche lo Sblocca Italia si è visto privato della consistente parte relativa al taglio delle municipalizzate e dell’annunciato piano casa.

A bagnare le polveri del premier è stata la slavina di indicatori economici seccamente negativi che sono planati sulla sua scrivania e su quella del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ultimi, oggi, i dati sulla deflazione, sulla perdurante stagnazione del Pil e sulla crescita della disoccupazione. Suggerendo al titolare di via XX settembre di espungere dal testo del provvedimento tutte le norme che avrebbero comportato nuovi oneri di spesa. Una decisione che probabilmente ha incontrato il favore di Giorgio Napolitano, che in mattinata ha incontrato l’ex economista dell’Ocse (dopo aver ricevuto ieri sera Renzi), mantenendo una supervisione costante sull’operato dell’esecutivo.

È così un Renzi nervoso quello che accoglie i giornalisti nella sala stampa di Palazzo Chigi. D’altronde, anche la mossa comunicativa dell’offerta del gelato (di Grom)segnalava una certa irritazione nei confronti della vignetta del settimanale britannico, che si sarebbe altrimenti potuto scrollare di dosso con un’alzata di spalle: “Ho letto commenti a mio avviso fuori scala – spiega invece il presidente del Consiglio – Con una battuta ho voluto mostrare che rispetto ai pregiudizi che l’Italia suscita dobbiamo dimostrare la realtà: il gelato artigianale è buono, non ci offendiamo per critiche perché facciamo un lavoro serio”.

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Accademic fail

Repubblica dedica una pagina sferzante a Luigi Frati, rettore molto discusso della Sapienza. A corredo, la foto di Guido Fabiani, ex rettore di Roma 3, assessore allo Sviluppo del Lazio e cognato di Giorgio Napolitano…

 

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Chi c’è e chi viene sbattuto fuori dalla war room di Renzi in vista dell’autunno

Una sorta di remake dei Piccoli dieci indiani, alla fine del quale sono rimasti solo cinque ministri dei molti che compongono il Cdm e il più complesso mondo di “influenti” dell’era renziana. La preparazione del Cdm è stato un lavoro più complesso del previsto, e la fotografia finale è quella del gruppo che davvero conta nell’attuale assetto di governo. Sono Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Maria Elena Boschi e Maurizio Lupi i cinque che, seduti per quattro ore intorno ad un tavolo nei saloni di Palazzo Chigi, hanno fatto il punto sul Consiglio dei Ministri di questo venerdì. Un momento sul quale lo stesso premier ha caricato le aspettative fino al massimo consentibile. Sono stati loro cinque a far quadrare il cerchio sul provvedimento più complesso – perché articolato in una serie vastissima di rivoli – quello sul quale si addensavano (e si addensano tutt’ora) le nubi di una mancata copertura economica.

Il via libera politico dello Sblocca Italia (quello tecnico verrà dato dai funzionari domani nel corso del pre-consiglio, prima, e dallo stesso Cdm, poi), è avvenuto tra le quattro mura di quella stanza, dopo che Renzi aveva avocato a sé la pratica, discutendone con Padoan martedì, e dando l’imprimatur definitivo alle principali linee del provvedimento. Un modus operandi andato in scena sia per la riforma della scuola, sia per la riforma della giustizia, gli altri due grandi pacchetti che dovevano essere licenziati domani. A lungo si è parlato dell’irritazione del presidente del Consiglio per il piglio poco decisionista di Andrea Orlando al momento di definire, un paio di mesi fa, le linee guida della riforma. E se il Guardasigilli ha portato avanti in modo soddisfacente il periodo di consultazione sui testi definitivi con le parti in causa e le forze parlamentari, al momento di scartare sulle principali critiche mossegli tanto da Forza Italia, quanto dagli alleati del Nuovo centrodestra, ha dovuto nuovamente rinviare: “Ci sono sensibilità e priorità diverse – ha spiegato ai cronisti – porteremo tutti i provvedimenti in Cdm e lì si deciderà”. Come a dire che sarà lo stesso Renzi a fare la scrematura finale.

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Renzi entra al Cdm col gelato in mano

La giornata era iniziata male, ed è finita peggio. Al mattino sulla scrivania di Matteo Renzi erano piombati indicatori economici disastrosi. Nonostante i primi 80 euro siano già arrivati nelle tasche degli italiani, le vendite al dettaglio sono rimaste inchiodate ai livelli precedenti all’elargizione del bonus renziano. Il calo della fiducia delle imprese (dopo quella dei consumatori) e il più basso tasso di crescita dei salari dal 1982 completavano un quadro a tinte fosche.

Dati che, per il momento, smontano l’efficacia del bonus elargito a 11 milioni di italiani che nella narrazione di Palazzo Chigi sono stati descritti come panacea di molti mali. E che, simbolicamente, arrivano sulla scrivania del premier mentre è intento a stirare insieme a Pier Carlo Padoan e Maurizio Lupi la risicata coperta da stendere sullo Sblocca Italia, il primo provvedimento economico di un certo peso varato dal suo esecutivo.

A sera, le nubi addensate sopra piazza Colonna deflagrano in un temporale. “Sulla riforma della scuola vi stupirò”, aveva annunciato il premier al settimanale ciellino Tempi non più di qualche giorno fa. E la sorpresa c’è stata. Prima la notizia che nessun decreto, ma solo le linee guida sarebbero approdate in Consiglio dei ministri. Poi la giravolta: “La riforma della scuola slitta ad un Prossimo consiglio dei ministri – scrive all’ora di cena l’agenzia di stampa Tmnews – È quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi che assicurano: ‘È solo un rinvio per evitare di mettere troppa carne al fuoco, la riforma non salta’”.

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Sulla scuola nessun provvedimeno, in Cdm arriveranno solo le linee guida

Assunzione di oltre 100mila precari, nuovo sistema di valutazione degli insegnanti, riduzione di un anno delle medie superiori per ritornare in linea con i tempi di scolarizzazione previsti in gran parte dell’Europa, apertura al mondo del lavoro, potenziamento (fin dalle elementari) delle lingue straniere e dell’educazione informatica. Questi i punti principali emersi unendo i puntini tra le (poche) anticipazioni fornite dal ministro Stefania Giannini e le indiscrezioni trapelate sulla stampa. Ma nessuno di questi troverà attuazione immediata. Venerdì, confermano all’Huffpost più fonti al massimo livello di viale Trastevere, verranno presentate unicamente le linee guida.

“È escluso che ci possa essere un provvedimento concreto già dal prossimo Cdm – spiegano – o che qualcosa possa venire inserito nello sblocca Italia”. D’altronde, è una circostanza fatta intuire anche da Filippo Taddei, responsabile economico del Pd: “Distinguiamo la discussione dagli impegni”. La road map ricalca la strada già percorsa sulla giustizia dal ministro Andrea Orlando: una serie di slide per punti, un periodo di due o tre mesi di consultazioni con il mondo della politica e degli addetti ai lavori, al termine dei quali presentare un decreto o un disegno di legge. Nulla da fare dunque per quest’anno (“Non ci sarebbero stati i tempi”) e fiato sospeso, soprattutto da parte dei tanti precari del comparto, sul testo reale che scaturirà dai 60/90 giorni di discussione e decantazione. Dal provvedimento rimane poi esclusa del tutto la questione della riforma delle regole sul finanziamento sulle scuole paritarie: “Su quel fronte non c’è nulla, è un tema troppo delicato per essere trattato in questo momento”.

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Nomine Ue, arriva l’endorsement ufficiale dell’Italia per Moscovici all’Economia

“Buone possibilità”. Sandro Gozi, il sottosegretario del governo Renzi con la delega più pesante, quella delle politiche europee, lo dice senza mezzi termini: “Dal vertice del 30 agosto spero proprio che Federica Mogherini esca con l’incarico di Alto rappresentante per la politica estera”. Un vertice preparato in stretta sinergia con Parigi. Gozi spiega che “non esiste nessun ticket, parliamo con tutti, il dialogo con Berlino è fondamentale”, ma indirizza un pesante endorsement alla candidatura del socialista francese Pierre Moscovici quale commissario all’Economia: “A noi come Italia Moscovici sembra un ottimo candidato. È stato ministro agli Affari europei e ministro dell’Economia nel suo paese, e ha una visione della politica economica europea in cui ci ritroviamo, per questo a noi andrebbe bene”.

Tutto fatto per la Mogherini?

Ci sono buonissime possibilità. Diciamo che la soluzione si basa sulla composizione di vari equilibri, cosa inevitabile in un’Europa composta da 28 paesi. E serve anche un equilibrio fra Ppe e Pse. A un numero uno della Commissione proveniente dalle fila dei Popolari, uomo, e dell’Europa del Centro-nord come Jean-Claude Juncker deve corrispondere un Alto rappresentante (e vicepresidente) proveniente dall’area socialista e democratica. Se poi è donna, è giovane e del Sud del Vecchio continente la complementarietà è ancora maggiore.

 

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Il ministro Martina quantifica in 170 milioni il danno all’agroalimentare della guerra economica con la Russia

Un obiettivo ambizioso: portare l’export di prodotti agroalimentari dagli attuali 33 a 50 miliardi entro il 2020. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, ospite del Meeting di Rimini, ha già messo al lavoro i suoi uffici: “È uno degli obiettivi fondamentali che si è dato anche il mio ministero nell’ottica dei prossimi mille giorni. Per questo stiamo lavorando in grande sinergia con il ministero dello Sviluppo economico su un piano d’azione che presenteremo nelle prossime settimane”. L’asticella è fissata molto in alto, e la strada non è in discesa, ma il ministro è ottimista: “Il settore agroalimentare del nostro paese è vivo e ricco di potenzialità, ma rimangono diversi problemi da affrontare”. Alcuni endogeni, altri no. “L’embargo della Russia impatterà per quest’anno per almeno 170 milioni sulla filiera, penalizzando in particolare i comparti del latte e dei suoi derivati, della carne e dell’ortofrutta. Ma temo che la realtà possa essere più ampia”.

Come si affronta il problema?

Abbiamo lavorato per tutto agosto a stretto contatto con l’Unione europea per impostare il lavoro. La Commissione ha già dato il via libera ad un piano di sostegno per le imprese comunitarie colpite di 125 milioni di euro, ma per noi ovviamente non è sufficiente, quella cifra va aumentata. Il 5 settembre, come presidenza italiana, abbiamo promosso un vertice dei ministri dei 28, ma nel medio periodo la partita è più complicata, e dipende molto dall’evolversi dei rapporti tra Usa, Europa e Russia.

Al di là dei piani d’azione a livello europeo, il governo italiano sta studiando qualche misura specifica?

Non credo che ci sarà nessun intervento autonomo da parte dei singoli esecutivi. I meccanismi di indennizzo o sono comunitari, o rischiano di incorrere in procedure d’infrazione in quanto aiuti di stato. Ma l’Unione ha un fondo di oltre un miliardo proprio per la gestione di crisi come questa, per cui lo spazio per muoversi c’è.

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M5s attacca, ma Cl non risponde. Il Meeting è tutto per Pizzaballa e la Terrasanta

“Bisogna fermare il fanatismo con tutti i mezzi, anche con la forza se occorre, ma bisogna costruire nel vuoto che si crea, altrimenti la spirale di violenza non si fermerà”. Padre Pierbattista Pizzaballa va oltre alle parole di Papa Francesco. Eloquio serafico e sguardo intenso, è il custode di Terrasanta ad aprire la XXXV edizione del Meeting di Rimini. Quasi ottomila persone hanno affollato l’Auditorium della fiera rivierasca, tributando un’ovazione al francescano che tanto ha lavorato al viaggio del Pontefice in Israele e Palestina, e tenendo fuori dalla porta le polemiche politiche.

Eppure Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai, la mattinafirmava un post sul blog di Beppe Grillo potenziale latore di schermaglie verbali: “Il lavoro sulla trasparenza che stiamo mettendo in atto sta portando i suoi frutti – ha scritto il parlamentare del Movimento 5 stelle – La Rai non darà seguito al contratto con Comunione e Liberazione. L’accordo prevedeva un’offerta di 750 mila euro in tre anni, da parte di Viale Mazzini agli organizzatori del Meeting di Rimini, per seguire la manifestazione estiva di CL. Non è il servizio pubblico a dover pagare per seguire una manifestazione come quella”.

Parole ignorate durante la tradizionale conferenza stampa di presentazione, respinte poi al mittente dal direttore Sandro Ricci, con una scrollata di spalle e una battuta: “Il Meeting non è mica una partita di calcio, siamo contenti se tutti i media vengono qui a raccontare l’esperienza di chi lo vive”. Punto.

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